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La morte del calcio.
Alla luce degli ultimi avvenimenti di violenza occorsi in occasione dell'incontro tra le squadre siciliane del Catania e del Palermo, che ha avuto il triste epilogo nella morte dell'agente Filippo Raciti, un'altra notizia sembra poter essere divulgata con una certa attendibilità: il calcio sta morendo, lo stanno uccidendo gli interessi ultramiliardari che vi gravitano intorno, gli interessi meramente politici dei gerarchi delle Federazioni, gli enormi errori che la squadra di Governo sta attuando in queste ore. Proibire al pubblico di accedere allo stadio, fare "tabula rasa", a cosa può portare? A nulla, di sicuro è solo un modo per aggirare il problema, la classica politica sinistroide a cui siamo abituati da un bel pò di anni a questa parte, quella di eludere le critiche, di nascondere i problemi, mostrando serenità e pseudo-compattezza di idee. Attraverso l'arma della demagogia ecco un altro problema che non sarà mai risolto, quello della violenza negli stadi e fuori da essi. La cui gravità è ben più seria, in quanto cristallizza una posizione di effettiva anarchia, mancanza di potere da parte dello Stato ed assenza di quest'ultimo sul territorio, la quale non va risolta certamente penalizzando la parte sana del calcio: il tifoso che crede ancora nello sport e che vorrebbe solo godersi una partita di calcio.

